(Immagine del delta del Niger, Nigeria) Si paga caro l'acquisto della potenza; la potenza instupidisce.
-F.W. Nietzsche-
E’ noto come, paradossalmente, i Paesi più ricchi di petrolio siano, di fatto, quelli con condizioni economiche peggiori per le popolazioni; nonché maggior degrado ambientale, legato all’incuria di imprese petrolifere e governi locali.
Faremmo bene a non nasconderci dietro bieche leggi razziste (vedi il recente caso libico), e ai falsi ideali dei politici, tutti probi a tutelare i cittadini. Inviterei Lorsignori (santi subito!), piuttosto, ad interrogarsi sul perché tanti extracomunitari cerchino evasione dalle loro origini, affannandosi a raggiungere le terre promesse d’occidente, rischiando perfino la vita. Sul perché siano disposti a farsi sfruttare, maltrattare o a prostituirsi.
Non credo affatto si tratti di tendenza al masochismo o vocazione al martirio.
Le risposte e l’individuazione delle responsabilità sono semplici per un qualunque comune intelletto e, di conseguenza, non le si troveranno in questo post, seppure superficialmente indicate in esso al principio.

(Immagine deflagrazione di una bomba in Iraq)
Quando gli elefanti combattono è sempre l’erba a rimanere schiacciata.
-Proverbio africano-
Dalla data d’inizio (19 marzo 2003) ad oggi, la Seconda Guerra del Golfo ha causato la morte di circa 101.896 iracheni e 4.666 soldati occidentali, di cui la maggior parte statunitensi.
Inoltre, sono quasi cinque milioni gli iracheni costretti ad abbandonare le loro case: 2,5 milioni dislocati in Siria, Giordania, Libano ed Egitto; altri rifugiati nelle zone meno pericolose dell’Iraq stesso.
Ulteriore piaga è il totale disinteresse dell’opinione pubblica mondiale.
Di questo flusso incessante di persone nessuno parla, per indifferenza e totale carenza di informazioni dirette.
Antonio Stinelli, capo progetto ad Amman dell’ ONG italiana “Un ponte per”, sottolinea in un’intervista, come sia ormai difficile fare informazione: “Da anni ormai le immagini che arrivano al mondo occidentale dall’Iraq sono sempre le stesse, è materiale storico raccolto nei primi tempi del conflitto, quando c’era ancora la possibilità di informare liberamente, senza rischi”.
Precedentemente al conflitto, gli iracheni di ceto medio, nel loro Paese, godevano di istruzione e sanità di buon livello gratuite. Attualmente si trovano sprovvisti di documenti e lavoro, rendendo così improbabile una loro intercettazione.
Per ottenere residenza in Giordania una famiglia palestinese deve di mostrare di possedere 100 mila dinari (circa 100 mila euro). E dal 2009 si accede dall’Iraq in Giordania solo con un visto della valenza bimestrale. In caso di più lunga permanenza non autorizzata e scoperta, si è passibili di una multa pari a 1,5 dinari al giorno, per ogni giorno d'esubero.
Queste le ragioni per cui molti iracheni rinunciano a rientrare in patria e a far visita ai parenti rimasti .
Ricordo che la Giordania non aderisce alla Convenzione di Ginevra, corpo giuridico di diritto internazionale umanitario.
Un atto concreto a favore di questi civili è stato quello dell’organizzazione “Un ponte per”, ideatrice di una hotline tramite la quale le donne possono raccontare e trovare cure mediche adeguate, assistenza psicologica e legale essendo spesso vittime di violenza.
Un modo lodevole e umano per poter instaurare rapporti di fiducia.
Per ulteriori informazioni visitate ad i siti www.unponteper.it e www.jordanianwomenunion.org.